Storia di un volo e di pensieri felici

Di norma non tendo mai a raccontare le mie esperienze da un punto di vista personale, preferisco far parlare la storia andando alla ricerca di notizie e soprattutto di curiosità solo per il gusto di non farle andare perdute; scatto foto per sigillare il tutto e alla fine scrivo il pezzo cercando di far passare, a chi legge, la stessa emozione che ho provato io nel momento in cui la vivevo.

Ma questa storia è diversa perché dietro non c’è alcuna ricerca, almeno non nel senso materiale del termine. C’è solo la voglia di condividere un’esperienza entusiasmante in grado di lasciarti per giorni strascichi delle sensazioni provate.

Aviosuperficie L'Aquila

Molti restano stupiti quando affermo con voce ferma e decisa che amo molto di più la montagna del mare perché nell’immaginario collettivo e per la cultura che ci contraddistingue, il mare è sinonimo di bella stagione, vacanze, spruzzi e lazzi, non pensando che la montagna è tutto questo e molto altro ancora. La reazione successiva alla mia affermazione poi, è sempre la stessa: “Beh grazie! Sei nata e cresciuta in una città circondata dalle montagne!“. 

Da una parte è sicuramente così tant’è che ogni volta che tornavo a L’Aquila e vedevo comparire il Gran Sasso, il respiro che fino ad allora percepivo bloccato, tornava ad aprirsi in un sollievo infinito: potevo finalmente tornare a rilassarmi e non solo perché tornavo a casa.

Il legame che si instaura tra te e la tua terra natìa ha radici più profonde perché è fatto di esperienze, di ricordi, di persone importanti, di emozioni che hanno scenari, suoni, profumi e colori unici o, per dirla con la musica di Gregory Alan Isakov in If I go, I’m going, che tante volte ha accompagnato i miei viaggi:“This house she’s holding secrets” [..] this house she’s quite the keeper”.

Ecco, la montagna nel mio vissuto, è la detentrice di tutti i miei segreti. 

E parlo da profana e non da scalatrice di vette. Sono solo una camminatrice dilettante che ama perdersi tra le sue distese e le sue altitudini perché è qui che ho imparato ad ascoltare e a percepire il mondo in modo diverso. La montagna è il simbolo portante della mia filosofia di vita: l’impegno e la fatica per arrivare in vetta, il senso di liberazione che respiri quando sei lassù e poi sapere di dover ridiscendere senza pensare sia più facile anzi, bisogna quasi porre più attenzione rispetto a quando si stava salendo.

Ebbene,  volendo fare il gioco delle similitudini, questo concetto è esattamente applicabile all’atto dello “spiccare il volo“: c’è la scelta del piano di volo, il momento della preparazione del velivolo che è fatta di minuziosi dettagli e informazioni da dare e da ricevere, c’è la preparazione al decollo e, dal momento in cui inizi a percepire l’aumento di quota, le ruote iniziano a staccarsi da terra e tu inizi a sentirti più leggero perché stai volando!

Vedi la terra allontanarsi che ti vien voglia di salutarla, poi alzi il viso verso l’alto perché ciò che vuoi sentire più vicino è solo il cielo.

Si perché quando sei lassù c’è un momento che è decisamente magico; un momento in cui tempo e spazio regrediscono a mere convenzioni fino ad annullarsi completamente ed è in questo preciso istante che ti rendi conto che tutto ciò che hai dentro si perde nell’infinità dell’orizzonte che divide il cielo dalla terra. 

Stare in volo per me, è la volontaria sospensione dell’incredulità che costituisce la fede poetica ed è in quella poesia che vorresti perderti e per un po’ succede perché tutto è distante, nulla ti tocca.

E capisco solo ora perché J. M. Barrie in Peter Pan ricorda che, se Peter vuole tornare a volare, deve ricordarsi di fare pensieri felici, lassù non può accadere che questo.Avio_distese

Avio_Lago di Campotosto

Avio_Rocca Calascio

L'Aquila Centro Sorico vista dall'alto

Ora, alzi la mano chi, leggendo, non ha pensato per un solo istante: “Ok, voglio provare anche io!

Purtroppo non siamo in una favola, perciò se restate seduti al vostro tavolo o alla vostra scrivania, seppure vi sforzate a fare pensieri felici  vi assicuro che non succede nulla! Perciò, se davvero avete voglia di sentirvi più leggeri e lasciare i pensieri e i problemi di tutti i giorni per un po’, sospesi in un limbo di beatitudine, la magia prende forma solo se vi recate in un luogo, suggestivo anche questo visto che si trova in una piana bellissima circondata da borghi e castelli, ovvero a L’Aero Club L’Aquila dove troverete ragazzi in gamba e appassionati che saranno felici di accogliervi e darvi tutte le informazioni che vorrete.

Aero Club L'Aquila

Infine, sono stata molto contenta di aver condiviso questa mia esperienza (spero prima di una lunga serie!) con una ragazza non solo simpaticissima, ma anche appassionata di cucina come me (ah proposito, devi passarmi la ricetta delle capesante!) che, grazie alla tranquillità che ha saputo trasmetterle il pilota e ai suoi pensieri felici, ha fantasticamente superato la sua fobia del vuoto, quindi bravissima Michela!

Michela sull'aereo

In ultimo, ma non per questo meno importante, anzi! Ringrazio di cuore Francesco non solo per avermi portato tra le nuvole con professionalità e passione (quando è in volo gli brillano gli occhi, solo che li nasconde dietro improbabili occhiali alla Maverick! :P), ma per essere sempre stato presente in tutti questi anni di conoscenza, anche se non sempre l’uno visibile all’altro. 

Francesco D'Eramo

Un dolce ritorno: Muffin all’acqua di rose e fragole con naspro bianco e semi di papavero

Una poesia napoletana del 1885 scritta da Salvatore Di Giacomo e messa in musica dal compositore, tenore e pianista italiano Mario Pasquale Costa, canta:

Fresca era ll’aria, e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe. […]

Una canzone d’amore che racconta di una promessa fatta da un uomo alla sua amata durante il mese di maggio. I due giovani stanno per separarsi, ma giurano l’un l’altro di ritrovarsi alla stessa fontana dove si videro la prima volta sempre nel mese di maggio:

E diceva: “Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse e io conto ll’ore…
chisà quanno turnarraje?”

Rispunnev’io: “Turnarraggio
quanno tornano li rrose.
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá.
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá.”

E così accade:

rose

Una composizione romantica che ha tutto il sapore delle storie di una volta, quelle che a me piacciono tanto. Ed è proprio questo quello che ho voluto catturare e che voglio condividere con voi in questo post che parla di promesse e di ritorni, un po’ come il mio di oggi perché dopo alcuni mesi di silenzio, sono tornata anche io e sono felice che sia accaduto proprio in uno dei miei mesi preferiti: maggio. Si, proprio lui che si diverte a risvegliare i sensi con i suoi profumi, sapori e colori di primavera

E così, sulla scia dell’entusiasmo e grazie al progetto “12 blogger per 4 stagioni” ideato da Molino Grassi con la collaborazione dell’Aifb, ho voluto catturare l’essenza di questa poesia e del mese di maggio che con immensa gioia mi è stato assegnato dall’organizzazione insieme alla farina che da subito ha colpito la mia immaginazione visto il nome molto evocativo “Miracolo“: una farina di tipo 1 derivante dalla macinazione di grani antichi della provincia di Parma [linea Qb di Molino Grassi].

12 blogger, dunque, che interpretano il cibo con il proprio personale estro e creatività utilizzando diversi tipi di farine e proponendo ricette che seguono il mantra “rispetto della stagionalità dei prodotti“.

E proprio su quest’ultimo punto sono andata a concentrarmi: cosa c’è di più “azzeccato” di rose, fragole e semi di papavero a maggio? 

Ed ecco qui che nasce l’idea di questi deliziosi “Muffin all’acqua di rose e fragole con naspro bianco e semi di papavero“. 

Per l’occasione, e visto anche che non si trova facilmente in commercio, mi sono cimentata, divertita e rilassata a preparare l’acqua di rose in casa e, udite udite, non è affatto difficile da fare, anzi! Bisogna solo osservare qualche accortezza e cioè non usare petali di rose trattate, quindi no alle rose che si comperano dal fioraio perché vengono trattate in diversi modi. Quelle da prediligere, invece, sono la rosa bulgara o damascena ricche di petali e soprattutto dal profumo inebriante. Se preferite, potete usare anche petali di rosa essiccati da comprare in erboristeria, ma ne serviranno di più per avere la stessa fragranza dei petali freschi.

eau-de-rose

Quindi, se anche voi vorrete cimentarvi in questa profumatissima impresa, questo l’occorrente e le istruzioni:

  • 250 gr di petali di rosa
  • acqua distillata
  • un pentolino
  • un colino e una garza
  • un barattolo di vetro con chiusura ermetica

Riempite una pentola di petali di rosa fin quasi all’orlo. Aggiungete acqua distillata fino a coprire completamente i petali facendo attenzione nell’aggiungere l’acqua delicatamente così da non rovinare i petali.

Portate il tutto quasi a ebollizione e spegnete senza far bollire, gli inglesi dicono che deve essere “steaming hot, not boiling hot”, cioè “abbastanza calda da evaporare, ma non troppo calda da bollire.

Lasciate in infusione per circa un’ora, o comunque finché non noterete che i petali hanno perso il loro colore.

Filtrate con una garza, spremete bene i petali e versare nel barattolo che avrete precedentemente sterilizzato così come si fa per le confetture.

Et voilà…la vostra acqua di rose è pronta per essere utilizzata o conservata in frigo per circa 10 giorni. Se volete, potete anche aggiungere 10 ml di alcool per dolci per ogni 200 ml di acqua di rose così da prolungarne la conservazione. 

Bene, ora che abbiamo la nostra acqua di rose, possiamo passare alla preparazione dei nostri profumatissimi Muffin.
Muffin all'acqua di rose e fragole con naspro bianco e semi di papavero

Muffin all'acqua di rose e fragole con naspro bianco e semi di papavero
Serves 12
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Prep Time
30 min
Cook Time
15 min
Total Time
45 min
Prep Time
30 min
Cook Time
15 min
Total Time
45 min
Per i Muffin
  1. 3 uova
  2. 250 gr di ricotta di mucca
  3. 230 gr di Farina "Miracolo"
  4. 200 gr di zucchero di canna
  5. 100 gr di burro
  6. 16 gr di lievito per dolci
  7. 1 pizzico di sale
  8. 1 cucchiaio di acqua di rose
  9. 300 gr di fragole
Per il naspro bianco
  1. 1 bianco d'uovo
  2. 100 gr di zucchero
  3. Succo di 1 limone piccolo
Instructions
  1. Fondiamo il burro e lasciamolo intiepidire.
  2. Laviamo e tagliamo a piccoli pezzi le fragole e lasciamo da parte in una ciotola.
  3. Accendi il forno per farlo preriscaldare alla temperatura di 180°.
  4. Sbattere le uova in una ciotola e poi unire la ricotta e amalgamiamo bene il tutto fino a far diventare liscio il composto.
  5. In un'altra ciotola mettiamo la farina, lo zucchero, il lievito e il pizzico di sale. Mescoliamo bene e poi aggiungiamo il composto di uova e ricotta agli ingredienti secchi continuando a mescolare finché non saranno andati via tutti i grumi di farina.
  6. Terminiamo aggiungendo l'acqua di rose e il burro fuso tiepido. Continuare a mescolare per far assorbire gli ingredienti liquidi e solo alla fine aggiungere le fragole a pezzetti.
  7. Dividiamo il composto all'interno dei nostri pirottini o negli appositi stampi per muffin, mettere in forno e cuocere per 15 minuti.
  8. Nel frattempo prepariamo il Naspro.
  9. Montiamo a neve l’albume e, quando sarà quasi gonfio, iniziamo a versare lo zucchero a più riprese. Continuando a montare, aggiungiamo il succo del limone e terminiamo lo zucchero.
  10. Il composto dovrà risultare lucido e avere una consistenza molto densa.
  11. Una volta tolti i muffin dal forno e fatti freddare, cospargiamoli con il Naspro bianco e decorariamoli con i semi di papavero e qualche pezzettino di fragola fresca.
La Macchiarola http://www.lamacchiarola.it/
Consiglio: assaporate prima il profumo di rosa che si spargerà per casa e poi, gustatevi molto lentamente questi poetici muffin ascoltando “Era de maggio”. Io, tra tutte, preferisco la versione cantata da Franco Battiato che vi lascio qui 😉

Biscotti tagliati allo zafferano di Navelli

Non so voi, ma io adoro lo zafferano perché, pochi suoi stimmi, riescono a donare colore e profumo a tutto ciò che li circonda e, sapere di avere l’eccellenza a pochi passi da casa mi rassicura. Certo, questa fantastica spezia, nota come oro rosso d’Abruzzo, prima di giungere a Navelli, un altro borgo incantato che abbiamo la fortuna di avere qui in Abruzzo, ne ha fatta di strada!Già…perché fu portato dalla Spagna di nascosto da un frate domenicano nel XIII secolo. NavelliIl frate, che faceva parte di un’importante famiglia del posto, la famiglia Santucci, il cui Palazzo troneggia sul cucuzzolo del borgo, ritenne che la Piana di Navelli si adattava perfettamente alla crescita del prezioso fiore, dai cui stimmi si ricava lo zafferano. E infatti ebbe ragione! Il momento della fioritura è magico perché ti regala uno spettacolo che si tinge di viola.  Navelli03 I fiori devono essere raccolti al mattino presto per evitare che schiudano, dopo di che gli stimmi, di un intenso rosso scarlatto, vengono asportati e sistemati su un setaccio e messi sulla brace di legna, di mandorlo o quercia, per la tostatura. Il loro peso a questo punto si riduce di molto, tant’è che per ottenere 1kg di zafferano occorrono 200.000 fiori. Lo Zafferano E visto che il Natale si avvicina, per non ritrovarsi all’ultimo secondo – o almeno ci si prova! – con i regali ancora da finire o addirittura da fare, oggi voglio suggerirvi questi buonissimi biscotti tagliati impreziositi da questa nota profumata di zafferano di Navelli. E poi, lo zafferano è uno dei 5 ingredienti indicati nel regolamento del fantastico Contest di Taste Abruzzo, It’s Xmas Time! Che, vi ricordo, anche in modo un po’ orgoglioso (permettetemi di esserlo!), mette in palio un soggiorno per due persone presso la Country House Casale Centurione e, per i semifinalisti, 10 fantastiche MUG di AbruzzoCreativo! Se non è Natale questo? 🙂 Biscotti Zafferano Cover I biscotti tagliati ricordano i più famosi cantucci e in effetti è così 🙂 Solo che qui ho sostituito l’anice con lo zafferano e le mandorle con le bacche di gelso bianco

Biscotti tagliati allo zafferano di Navelli
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Ingredients
  1. 300 g di farina di grano autonomia**
  2. 200 d gi farina di farro
  3. 8 stimmi di zafferano dop dell'Aquila
  4. 3 uova
  5. 170 g di zucchero di canna
  6. 1 pizzico di sale
  7. 1 bicchiere di olio extravergine di oliva (o di semi)
  8. 1 bustina di lievito per dolci
  9. 2 cucchiai abbondanti di bacche di gelso bianco
  10. granella di zucchero qb
Instructions
  1. Preriscalda il forno a 180°C.
  2. Metti gli stimmi in un bicchierino con 3 cucchiai di acqua calda e lascia riposare per pochi secondi e, aiutandoti con un cucchiaino, schiacciali per farne uscire l'essenza.
  3. Rompi le uova in una ciotola grande e montale con una frusta con lo zucchero di canna.
  4. Quando lo zucchero si è sciolto, aggiungi le due farine setacciate con il lievito e lo zafferano, mescolando per ottenere un impasto omogeneo. A questo punto incorpora anche le bacche di gelso bianco.
  5. Fodera con la carta da forno una teglia ampia e forma due filoncini schiacciati con l'impasto.
  6. Tienili ben separati in modo che in cottura non si attacchino.
  7. Cuocili in forno per circa 25 minuti, poi toglili dal forno, tagliali a fette di circa 2 cm di spessore in senso obliquo e rimettili in forno appoggiati su un lato per altri 5 minuti, fino a che non sono biscottati.
Notes
  1. Se non avete a disposizione la farina di grano autonomia, che non è molto facile da reperire in effetti, potrete utilizzare qualsiasi altro tipo di farina di grano tenero.
  2. **Il grano tenero autonomia è una varietà migliorata di frumento tenero, ottenuta per incrocio (Frassineto 405 x mentana) da M. Michahelles nel 1938
  3. Per lo zafferano: potete utilizzare anche quello in polvere assicurandovi della provenienza.
La Macchiarola http://www.lamacchiarola.it/
Questi biscotti sono buonissimi con il tè che potrete aggiungere alla vostra fantastica confezione regalo. Io ho optato per un tè bianco, noto per essere chiamato il “tè dell’Imperatore” che con il nostro oro rosso si sposa benissimo, non credete? E, per dare quel tocco un po’ shabby vintage che tanto ci piace, ho impacchettato il tutto in una “vecchia” scatola di latta ritrovata nella credenza della nonna 😉 BiscottiZafferano_box

Il 1° Contest firmato “Taste Abruzzo” dedicato al Natale!

Ormai a novembre possiamo già parlare di Natale, anzi, in un certo senso dobbiamo farlo visto che si inizia a pensare ai regali da fare, agli addobbi da preparare e, soprattutto, ai piatti da realizzare, dato che ci aspettano giorni di Festa importanti.

Ebbene, proprio perché così speciale, la redazione e tutti noi che collaboriamo a Taste Abruzzo, dove il sapore incontra la natura abbiamo pensato di rendere omaggio a questo periodo pre-natalizio con il nostro primo contest, interamente dedicato alla Cucina delle Feste.

Quindi, cari tutti, iniziate a tingere le vostre tavole di rosso, oro e bianco e munitevi di creatività, passione e di ingredienti perché c’è da partecipare a “Taste Abruzzo, it’s Xmas Time!”

E già che ci siete, tenete pronta anche la valigia. Eh già, perché il nostro è un progetto atto a promuovere questa bellissima terra, perciò, per voi che deciderete di partecipare, in palio c’è la possibilità di vincere un soggiorno in Abruzzo presso la Country House Casale Centurione e, per i semifinalisti, ci sono in palio 10 fantastiche Mug della designer Paola Mucci e del Graphic Artist Mauro Forte di AbruzzoCreativo!

Il contest è organizzato con la loro preziosa collaborazione e con dei giurati molto speciali che giocano un ruolo fondamentale, quello della scelta del vincitore finale!

Se vi abbiamo incuriosito abbastanza e vi è venuta voglia di partecipare, venite a scoprire su Taste Abruzzo, dove il sapore incontra la natura i volti della giuria, il regolamento per partecipare, il tema e i Magnifici 5 ingredienti protagonisti del 1° Contest firmato “Taste Abruzzo” dedicato al Natale.

Vi aspettiamo numerosi!

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Il timballo di scrippelle e zucca

Affascinante la storia che narra la nascita delle scrippelle, nome in dialetto abruzzese delle crespelle. Si è vero, sono molto simili alle crêpes francesi tanto che qualcuno si è chiesto se siano stati gli abruzzesi a “copiare” dai francesi o viceversa.

In effetti, andando a leggere la storia si scopre che, alla mensa degli ufficiali francesi di stanza a Teramo nell’Ottocento, una delle più famose ricette teramane, le “scrippelle ‘mbusse“, ovvero bagnate nel brodo di gallina, nacque grazie a un errore dell’aiuto cuoco Enrico Castorani, il quale fece cadere un vassoio di crêpes in un recipiente colmo di brodo.

Le scrippelle

Alché Castorani, invece di farsi prendere dallo sconforto, ebbe la prontezza di trasformare quell’incidente in un piatto delizioso.

Volendo continuare a fare una comparazione franco-abruzzese e restando sempre in campo crespelle, “l’errore” fece la fortuna di un altro Enrico, questa volta francese, ovvero Henri Charpentier  grazie al quale oggi conosciamo e adoriamo le crêpes suzette.

Comunque, ammettendo che il primato sulla crêpe sia francese, la cugina scrippella si differenzia sia negli ingredienti dell’impasto (acqua al posto del latte, cottura con lardo o grasso di prosciutto al posto del burro), anche per gli utilizzi che se ne fa in cucina. In Abruzzo, infatti, utilizziamo le crespelle al posto della sfoglia di pasta per creare piatti esclusivamente salati. 

E il timballo ne è l’esempio più trionfale: una costruzione a più strati che, nella versione originale viene farcita con uova, formaggio pecorino, verdura e sugo di ragù. 

Io, oggi, ve ne presento una mia rivisitazione che vuole avere il sapore dell’autunno grazie alla zucca, ma che non si fa mancare né il ragù di carne macinata mista (vitello e vitellone) in bianco, né il formaggio pecorino.

Timballo zucca02

Timballo di scrippelle alla zucca
Serves 4
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Per le scrippelle
  1. 4 uova
  2. 8 cucchiai di farina
  3. 1 cucchiaio di olio evo
  4. acqua 200 ml ca
  5. un pizzico di sale
Per la farcia
  1. 1 carota, 1 sedano e 1 cipolla
  2. 350 g di carne macinata mista
  3. 1/2 bicchiere di vino bianco
  4. 300 g di polpa di zucca
  5. 1 mozzarella passita
  6. 80 g di formaggio pecorino semi stagionato grattuggiato
  7. pan grattato qb
  8. olio evo
  9. sale
  10. pepe
Per la besciamella
  1. 50 g di burro
  2. 50 g di farina
  3. 500 ml di latte freddo
  4. sale
  5. noce moscata
Instructions
  1. Iniziamo con il pulire la zucca. Riduciamola a tocchetti e lasciamo stufare in una padella a fuoco basso con un po' di olio per 30 minuti senza mai aggiungere acqua, perché la zucca ne caccerà di sua.
  2. Nel frattempo che la zucca cuoce, preparare la base per il soffritto. Quindi tritiamo carote, sedano e cipolla e mettiamole a soffriggere in una padella per almeno due minuti e poi aggiungiamo la carne macinata facendo rosolare il tutto una decina di minuti e poi sfumare con il vino bianco.
  3. Quando il vino sarà sfumato aggiungiamo e la zucca e facciamo insaporire per qualche minuto. Spegnere e coprire.
  4. Prepariamo le scrippelle.
  5. Rompiamo le uova in un recipiente di vetro, aggiungiamo il sale e sbattiamo. Aggiungiamo la farina continuando a sbattere e poi aggiungere l'acqua. La pastella dovrà risultare molto liquida.
  6. Mettiamo a scaldare sul fuoco una padella antiaderente e di piccole dimensioni, veliamo con il burro e un mestolo alla volta prepariamo la nostra base.
  7. Prepariamo la besciamella facendo fondere il burro a fuoco moderato; uniamo la farina mescolando con la frusta. Quindi versate il latte freddo tutto in una volta continuando a mescolare finché inizia a bollire. Salate, diminuite l’intensità della fiamma e cuocete per almeno venti minuti Togliete dal fuoco, regolate se occorre il sale e con un pizzico di noce moscata
  8. Se la besciamella fosse venuta troppo soda aggiungete un po’ di latte.
  9. Foderiamo una pirofila con della carta da forno e ungiamo il fondo con un po' di olio e iniziamo a comporre il timballo creando i piani seguendo quest'ordine: scrippelle, ragù di carne e zucca, besciamella, poco pecorino e due fettine di mozzarella passita fino a esaurimento degli ingredienti.
Notes
  1. Se la besciamella fosse troppo liquida, ponete sul fuoco aggiungendo una noce di burro infarinata. Questa squisita salsa, definita anche salsa madre in virtù delle numerose varianti cui ha dato origine, è fondamentale per chiunque voglia dedicarsi alla cucina. Per una besciamella più ricca sostituite la metà del latte con altrettanta panna liquida; per una besciamella più leggera, unite metà latte e metà acqua.
La Macchiarola http://www.lamacchiarola.it/
Timballo zucca

 

Con questa ricetta partecipo al  Contest ” I magnifici 6 ”  categoria  “Timballo”.
Il Contest più bello dell’anno” è stato ideato dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio in collaborazione con l’Associazione Italiana Food Blogger

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Il sapore della tradizione: maltagliati di saragolla con cicoria selvatica e guanciale di Campotosto

Mai come in questo periodo si fa attenzione all’uso di farine in cucina.

Come mai, i cereali e i frumenti che ci sfamano sin dall’antichità, tutto a un tratto creano così tanti problemi di intolleranze?

Il tutto ha principio con il modo di consumarli che, alla fine dell’Ottocento, cambia radicalmente con l’introduzione di mulini con rulli di acciaio capaci di agevolare la separazione del chicco dagli strati esterni. Dunque,  la farina bianca non solo risultò più conveniente, ma anche in grado di conservarsi più a lungo e meglio della farina integrale. Sembrava un progresso, visto che, fino ad allora, il pane bianco era consumato solo dai ricchi.

Peccato che così al pane, alla pasta e ai vari derivati non resta che la componente amidacea, capace di provocare l’innalzamento della glicemia.

Ovviamente, la questione non si limita solo a questo, ma quel che nel Novecento inizia a diventare pratica comune, ovvero le modificazioni genetiche, hanno portato alla nascita del frumento Creso, un prodotto molto diverso dai precedenti ma praticamente diffuso in tutta Italia, con una conseguente e netta riduzione della biodiversità.

Fino agli anni Settanta del secolo scorso, la varietà di grani italiani si declinava con moltissimi nomi. Come, per esempio, la Saragolla, o Saragodda, un grano duro coltivato in varie zone tra la Lucania, il Sannio e l’Abruzzo, parente stretto del più noto e diffuso grano Kamut

Saragolla

La Saragolla è un cereale tutto italiano ed ha un costo nettamente inferiore rispetto al Kamut benché ne possieda le stesse qualità e proprietà che può essere utilizzato anche in grani come un comune cereale integrale (riso, farro, ecc.) per creare delle ottime insalate o delle zuppe.

Ma visto che siamo in autunno, ho preferito usarlo sotto forma di farina, anche perché la resa è eccezionale. L’impasto è di quelli poveri e senza uova. Solo farina, acqua, sale e tanta voglia di mangiare un pasto dal sapore unico!

Per il condimento ho scelto la cicoria selvatica diversa dalla specie coltivata perché deriva da un tipo mediterraneo da cui sono state selezionate le insalate indivie, le cicorie arricciate e tutte le scarole.

L’unica cosa che la cicoria selvatica e la cicoria coltivata hanno conservato in comune è il sapore amaro, che quella selvatica ha più pronunciato rispetto a quella coltivata, che però è anche ciò che le rende particolari e apprezzate tanto che io lo scorso anno vi proposi questa deliziosa conserva di cicoria.

E per dare croccantezza e sapidità, ho scelto il guanciale di maiale di Campotosto perché ha una consistenza più dura rispetto alla pancetta rendendo il sapore più caratteristico. Infatti la sua speziatura prevede l’uso del pepe e del peperoncino e, posto nelle vicinanze di un camino con fuoco di quercia, gli si dà una parziale affumicatura. Insomma, una bontà!

Saragolla_condimento

E, a incoronare il tutto con la sua treccia caratteristica, non poteva mancare l’aglio, ma non uno qualsiasi, ma l’aglio rosso di Sulmona caratterizzato da spicchi di piccole dimensioni, più piccantino rispetto all’aglio tradizionale e molto ricco di oli essenziali. Inoltre, sembra essere l’unico aglio in Italia ad andare in fiore.

Insomma, un piatto questo, semplicissimo, economico, genuino, ricco di proprietà nutritive e di una bontà inenarrabile! L’unica cosa che vi resta da fare è provarlo 😉

Maltagliati

Maltagliati di saragolla alla cicoria selvatica e guanciale di Campotosto
Serves 4
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Per i maltagliati
  1. 400 g di farina di Saragolla
  2. acqua qb
  3. 1 cucchiano di sale
Per il condimento
  1. 250 g di cicoria selvatica
  2. 80 g Guanciale di Campotosto
  3. olio evo qb
  4. 1/2 bicchiere di vino bianco
  5. 2 spicchi di aglio rosso di Sulmona
  6. 1 peperoncino
  7. parmigiano grattugiato
Instructions
  1. Mondiamo la cicoria, lessiamola (senza sale) scoliamo e tritiamola.
  2. Disponiamo a fontana la farina di Saragolla e al centro versiamo l'acqua e sale e iniziamo a impastare.
  3. Continuare fino a che l'impasto non avrà raggiunto la giusta consistenza (né troppo appiccicoso, né troppo duro).
  4. Copriamo con un canovaccio umido e lasciamo riposare un po'.
  5. Nel frattempo affettiamo il guanciale che metteremo a rosolare insieme all'olio e all'aglio. Appena raggiunta la giusta rosolatura, sfumiamo con il vino bianco.
  6. Non appena sarà sfumato l'odore alcolico del vino, aggiungiamo la cicoria, aggiustiamo di sale (assaggiate perché il guanciale è molto sapido). Fare insaporire il tutto e spegnere.
  7. Mettiamo a bollire l'acqua.
  8. Nel frattempo prepariamo i nostri maltagliati stendendo la pasta in una sfoglia non troppo sottile.
  9. Cuociamoli un po' per volta e togliamoli non appena salgono a galla mettendoli direttamente nella cazzeruola con il condimento.
  10. In ultimo accendiamo un po' il fuoco a fiamma bassa, amalghiamo il tutto e facciamo insaporire.
  11. Servire con una spolverata di parmigiano e un filo di olio a crudo.
Notes
  1. Per evitare che la pasta si attacchi in cottura, al momento del bollore, aggiungiamo un po' d'olio.
La Macchiarola http://www.lamacchiarola.it/
Maltagliati dettaglio

Con questa ricetta partecipo al  Contest ” I magnifici 6 ”  categoria  “Pasta”.
Il Contest più bello dell’anno” è stato ideato dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio in collaborazione con l’Associazione Italiana Food Blogger BANNER CONTEST GIROLIO

Pan bauletto alle nocciole e pere e un piccolo dolce alla ricotta

La lentezza di certe domeniche d’autunno ti regala la voglia di fare qualcosa di speciale che allunghi i suoi benefici anche alla settimana che, di lì a poco, sta per iniziare. Così, la mattina ti alzi e la prima cosa che fai è quella di andare a controllare se l’impasto che hai messo a lievitare la sera prima ha fatto il suo dovere e, quando, speranzosa, scopri che così è, sul viso appare e si allarga il primo sorriso del mattino. Pan Bauletto

Ti prepari per gli ultimi passaggi e intanto accendi il forno e l’aria frizzantina diventa tiepida. Poi inforni e, mentre ti gusti il caffè, inizia a spargersi per casa il profumo del pane misto a quello delle nocciole tostate che sveglia anche lui che è rimasto a letto un po’ di più… PanBauletto

E, dopo il primo taglio, la soddisfazione è così grande che vuoi combinare ancora quegli ingredienti, pere e nocciole, per quello che, a sorpresa, diventerà il dessert della domenica. Ed ecco qui che vien fuori questa deliziosa torretta di pere che alterna i suoi strati con una cremosa e fresca ricotta di mucca, croccante grazie alle nocciole ridotte in granella e impreziosita da gocce di miele di castagno e un pizzico di cannella. Dolcetto pere ricotta e nocciola Dolcetto ricotta pere e nocciola

Pan Bauletto alle nocciole e pere
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Ingredients
  1. 150 g di lievito madre (10 g di lievito di birra)
  2. 400 g di farina di grano tenero (io ho usato la farina di solina)
  3. 200 g di latte
  4. 60 g di burro
  5. 25 g di zucchero
  6. 35 g di miele
  7. 5 g di sale
  8. 100 g di nocciole tagliate a metà
  9. 150 g di pere abate mature a pezzetti
Instructions
  1. Mettere il lievito madre, rinfrescato la sera prima, in una terrina e aggiungere il latte tiepido, con una forchetta sciogliere bene il lievito fino a che sia tutto liquido. Quindi aggiungere il miele, la farina e lo zucchero. Quando l'impasto inizia a incordare, aggiungere il sale e continuare a mescolare.
  2. Aggiungere il burro ammorbidito a temperatura ambiente e impastare. Una volta assorbito il burro aggiungere le nocciole e le pere tagliate a cubetti.
  3. Passare tutto sulla spianatoia e impastare energicamente per una quindicina di minuti.
  4. Formare una palla, coprire con un canovaccio umido o con pellicola trasparente e lasciare lievitare per 2 ore lontano da correnti d’aria, dopodichè sgonfiare l’impasto in modo da ottenere un rettangolo e procedere con la piegatura.
  5. Piegare uno sull’altro i due lati, destro e sinistro, per un terzo del rettangolo complessivo, girare di 90° e ripetere l’operazione, ricoprire e lasciare riposare per 1 ora e quindi procedere con un’altra serie di pieghe e lasciare riposare per mezz’ora. Prendere l’impasto e formare un filone, mettere a lievitare in in uno stampo da plumcake imburrato, coprire con pellicola trasparente e lasciare lievitare fino a quando raggiunge il bordo dello stampo (4-5 ore). Io ho fatto passare tutta la notte.
  6. Cuocere nel forno preriscaldato a 190°C per circa 35-40 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare completamente su una griglia prima di servire.
Notes
  1. Per la "Torretta di pere e nocciole" fare a fette né troppo sottili, né troppo spesse, una pera.
  2. In una terrina lavorate la ricotta con un po' di zucchero a velo e la cannella e comporre la torretta alternando gli strati.
  3. Sull'ultimo aggiungere le nocciole tritate grossolonamente, il miele di castagno e un pizzico di cannella.
Adapted from Pappa Reale
Adapted from Pappa Reale
La Macchiarola http://www.lamacchiarola.it/
Una combinazione insolita per questo pane dolce che, normalmente, si prepara con noci e mele. Già lo scorso anno avevo provato la combinazione “nocciole e pere” e mi era piaciuta un sacco e, visto la velocità con la quale la torta in questione è finita, credo sia piaciuta anche agli abitanti di casa.

Ma tra gli ingredienti utilizzati nella preparazione di questa ricetta ce n’è uno che merita la dovuta attenzione e cioé la farina di solina.

Non mi stancherò mai di dirlo: chi prova e conosce la farina di solina non la molla più! Qui in Abruzzo abbiamo la fortuna di averla perché la Solina è un grano tenero autoctono delle nostre montagne tant’è che qui da noi,  ci sono alcuni detti popolari che ne esaltano le caratteristiche organolettiche: si sostiene infatti che “quella di solina aggiusta tutte le farine”.

Cosa che sembra sapesse anche Plinio Il Vecchio citando questo magnifico grano, nella sua Naturalis Historia, quando parla dell’antica siliginis da cui si otteneva un eccezionale e pregiato pane.  Che non fu né il primo né l’ultimo a saggiarne le qualità né a decantarle come si evince da alcuni documenti storici, atti di compravendita risalenti al 1500 stipulati presso la Fiera di Lanciano e in un testo di fine ‘700, il saggio di Michele Torcia Pel paese de’ Peligni che dice “Non dimenticheremo il pane di Popoli che non la cede se non al solo di Teramo in tutta la Monarchia […] Il pane a Popoli esce dal grano solino […]“.  pan bauletto_vert

Con questa ricetta partecipo al  Contest ” I magnifici 6 ”  categoria  “Pani dolci”. “Il Contest più bello dell’anno” è stato ideato dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio in collaborazione con l’Associazione Italiana Food Blogger

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Benvenuto autunno: foglie di vite con crema di ceci, ricotta e note piccanti

Un inizio autunno mite che ci tiene volentieri fuori casa facendoci godere, almeno ancora per un po’, del bel tempo all’aria aperta.

Un inizio ottobre che permette di ultimare i lavori nei campi e che ci fa venire voglia di stendere le tovaglie sui prati, magari lungo i bordi dei filari, per rifocillarci con sfiziosi e rustici spuntini che portano in tavola proprio il sapore della vigna.

Ed è con questo pensiero che nasce l’idea e la voglia di sperimentare questa ricetta.

Involtini di Vite

L’uso delle foglie di vite è diffuso in tutto il mondo, principalmente in Medio Oriente, dove costituiscono uno degli alimenti base, ma le troviamo anche in Grecia, Turchia, Bulgaria, Moldavia, Romania, Albania e Macedonia, per la preparazione di diversi piatti tipici.

Ognuno ha i suoi involtini. Già, perché le foglie di vite si adattano meravigliosamente a questo tipo di lavorazione. Il più diffuso è il ripieno di riso, carni e spezie, come i famosi Sarmì Bulgari serviti a Natale e Capodanno. 

Io ho scelto di farli con una crema di ceci aromatizzata al rosmarino, prezzemolo e due varietà di peperoncino,  hot lemontrinidad parfumper dare quel giusto grado di piccantezza che sveglia il palato e riscalda il corpo e, devo ammettere, il mix è davvero straordinario perché il sapore è equilibrato, armonioso e la nota piccante esalta il tutto accompagnando il gusto che lascia la vite.

Involtini di vite04

Le foglie possono essere utilizzate fresche, oppure sbollentate per un minuto in acqua. In entrembi i casi, bisogna essere più che certi della provenienza. Devono, infatti, essere state colte da una pianta che non sia stata trattata con sostanze anticrittogamiche.

E se questo piatto ci piace, potremmo anche decidere di conservarle per garantirci la loro disponibilità tutto l’anno. Il procedimento è semplicissimo vengono salate e predisposte all’interno di contenitori in una soluzione di salamoia, già scottate e, all’occorrenza, pronte per essere farcite ed infornate.

Involtini di vite03

 

Devo essere sincera, inizialmente ero un po’ scettica, ma quando ho iniziato a sentire l’odore dei fumi di cottura, non vedevo l’ora di sedere a tavola e gustarmi questi piccoli e sfiziosi fagottini. Un’idea semplice da realizzare e di sicuro effetto per un appetizer che stupirà i vostri commensali, ma soprattutto, li metterà tutti d’accordo perché vegetariani, ricchi di proprietà nutritive e gluten free!

Insomma, come diceva una famosa pubblicità “provare, per credere” 😉

Involtini di foglie di vite con crema di ceci e ricotta e note piccanti
Serves 4
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Prep Time
20 min
Cook Time
1 hr 30 min
Total Time
1 hr 30 min
Prep Time
20 min
Cook Time
1 hr 30 min
Total Time
1 hr 30 min
Ingredients
  1. 400 g di ceci
  2. 200 g di ricotta
  3. 20 foglie di vite
  4. 1 uovo
  5. peperoncino fresco
  6. rosmarino
  7. prezzemolo
  8. alloro
  9. olio evo
  10. sale e pepe
Instructions
  1. La sera prima mettiamo in ammollo i ceci facendo cura di cambiare l'acqua almeno due volte.
  2. Quando è il momento di passare alla cottura, mettiamoli in una casseruola con acqua e una foglia di alloro. Cuociamo per circa un'ora o finché i ceci non si saranno ammorbiditi.
  3. Scoliamoli e schiacciamoli con l'aiuto di una forchetta e condiamo con rosmarino, prezzemolo, peperoncino tritati, ricotta e un uovo e mescolare bene.
  4. Se le foglie sono fresche, sbollentiamole per 1 minuto, trasferiamole subito in acqua fredda scoliamole e asciughiamole con un canovaccio.
  5. Distribuiamo una cucchiaiata di farcia al centro della foglia e avvolgiamo per formare un involtino.
  6. Mettiamo gli involtini in una casseruola in modo che stiano ben stretti, così da evitare che in cottura si aprano. Irrorare con un mestolo di acqua calda e olio evo e cuocere per 25/30 minuti.
Adapted from Cucina mediorientale
Adapted from Cucina mediorientale
La Macchiarola http://www.lamacchiarola.it/

Involtini di vite05

Il pane della tradizione con impasto di solina e fagiolo poverello

Il pane, alimento primo in una combinazione di ingredienti semplici ma fondamentali capace di trasformare in eccellenza una ricetta antica.

Noto all’uomo sin dall’alba dei tempi, veniva preparato macinando fra due pietre dei cereali, il prodotto così ottenuto era a sua volta mescolato con acqua e, in ultimo, cotto su una pietra rovente.

Ed è cosa così antica, il pane, che ogni popolo, ogni cultura ha il suo, carico di significati simbolici

Questo e una ricetta dal sapore antico, troverete sul mio nuovo articolo scritto e pubblicato su Taste Abruzzo, dove il sapore incontra la natura

Buona lettura!

pane-con-pasta-di-fagioli

A bordo di un treno storico su binari senza tempo

“… La vaporiera, nella sua corsa sulle vie del progresso, solca vampante le nostre praterie, i nostri monti perfora e ci trasporta al raggio di più bella e desiata aurora. … Correte, immani ordigni di ferro, per le storiche valli; svegliate, col vostro fischio che sfida lo spazio, i morti gloriosi: e questi, battendo l’aste sugli scudi, daranno il saluto del guerriero al carro della civiltà.”

Queste parole, furono pronunciate il 18 settembre del 1847 durante il discorso inaugurale dell’intera tratta ferroviaria Sulmona-Isernia che andava a prolungare la già esistente (1892) Sulmona-Cansano voluta fortemente dal Barone Giuseppe Andrea Angeloni di Roccaraso, che morì a Napoli nel 1892 senza vedere realizzata la sua opera più cara.

Quella che era sempre stata terra di pastori transumanti, la strada che attraversava il Piano delle Cinque Miglia, da L’Aquila verso Napoli, denominata “Via della lana”, che collega la città dei confetti, Sulmona (Abruzzo) a Carpinone (Molise), passando per due Parchi Nazionali, paesaggi mozzafiato, stazioni sciistiche, panorami spettacolari e unici nel loro genere, permise di garantire il progresso sociale ed economico e lo sviluppo anche turistico di una zona, il medio Appennino, a tutt’oggi ancora poco conosciuto.

Ebbene, proprio per questa sua affascinante storia e perché è il tratto ferroviario più in alta quota d’Italia ribattezzata la Transiberiana d’Italia” che domenica 21 settembre, grazie all’iniziativa #AbruzzoInstarail – Road to Expo 2015 a cura della Regione Abruzzo – Servizio Informazione ed Accoglienza Turistica e il Parco Nazionale della Majella con la collaborazione di Instagramers Italia, sarò a bordo di questo fantastico e storico treno!

E se vorrete accompagnarmi in questo viaggio e far spuntare anche voi la testa fuori dal finestrino, passeggiare con me lungo le stradine dei borghi in cui faremo tappa, avere un assaggio dei fantastici prodotti che degusteremo, potrete farlo seguendomi live su Instagram, Twitter e Facebook  grazie ai TAG #DontStopMeNow oppure #AbruzzoInstarail #RoadToExpo2015

E se il viaggio sarà di vostro gradimento, beh…la prossima volta, zaino in spalla perché potreste esserci voi a bordo di questo treno storico che percorre binari senza tempo!;)

Abruzzo InstaRail

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